Il fenomeno delle aggressioni al personale sanitario

Le aggressioni contro medici, infermieri e operatori socio-sanitari sono un problema in forte crescita negli ospedali italiani, in particolare nei pronto soccorso. Secondo il Rapporto dell’Osservatorio nazionale sulla sicurezza del personale sanitario (pubblicato il 12 marzo 2025), nel 2024 si sono registrati oltre 18mila episodi di violenza a operatori sanitari sull’intero territorio nazionale per un totale di circa 22mila operatori coinvolti nelle aggressioni segnalate (ogni aggressione può coinvolgere anche più di un operatore).

I dati raccolti dai Centri Regionali per la Gestione del Rischio Sanitario, relativi alle segnalazioni volontarie dei professionisti in strutture pubbliche e private accreditate, confermano, che per il 2023, a segnalare i 2/3 delle aggressioni sono state donne (oltre il 60%). I più coinvolti sono infermieri, medici e OSS e i luoghi più rischiosi sono ospedali, pronto soccorso e ambulatori. Nel 70% si tratta di aggressioni verbali e il 67% degli aggressori sono utenti/pazienti.

Questo problema non riguarda solo l’Italia, ma è diffuso a livello internazionale. Indagini recenti indicano che nel 2024 le aggressioni al personale sanitario sono aumentate del 32% in Europa e del 39% nel mondo rispetto all’anno precedente. Paesi come gli Stati Uniti (+40%) e il Regno Unito (+35%) mostrano incrementi notevoli. Inoltre, in Europa è stata istituita dal 2020 una Giornata europea di sensibilizzazione contro la violenza verso i sanitari (celebrata il 12 marzo in Italia), riconoscendo che in molti Stati, ad esempio Spagna e Belgio, stavano registrando un preoccupante crescendo di aggressioni simile al caso italiano.

Le cause di questo fenomeno sono complesse. Osservatori evidenziano che alla base vi sono spesso tensioni e frustrazioni dei pazienti dovute a problemi organizzativi: sovraffollamento dei pronto soccorso, lunghe liste d’attesa, carenza cronica di personale e indebolimento della sanità territoriale. Queste criticità del sistema sanitario, esasperate durante e dopo la pandemia, hanno innalzato il livello di stress di utenti e operatori. Come ha osservato il CEOM (Consiglio Europeo degli Ordini dei Medici), molti cittadini scaricano sugli operatori sanitari le tensioni generate dalle inefficienze del servizio, e le aspettative più elevate di oggi portano a conflitti soprattutto nell’emergenza-urgenza. Tuttavia, esistono sistemi antiaggressione che possono limitare queste situazioni spiacevoli.

sistemi-antiaggressione

Iniziative istituzionali

La violenza verso il personale sanitario è ormai riconosciuta come una vera e propria emergenza nazionale. Per affrontarla, oltre ai sistemi antiaggressione, sono fondamentali le iniziative centrali delle istituzioni italiane, tra cui la Legge 14 agosto 2020, n. 113, pensata per tutelare chi lavora in ambito sanitario e socio-sanitario. Questa norma, oltre alla Giornata Nazionale contro la violenza sugli operatori sanitari, ha introdotto:

l’Osservatorio Nazionale sulla Sicurezza degli Esercenti le Professioni Sanitarie (ONSEPS)

  • Istituito nel 2022 presso il Ministero della Salute (art. 2 della legge)
  • Composto da rappresentanti di istituzioni, ordini professionali, sindacati, AGENAS, INAIL, etc.
  • Scopo: monitorare gli episodi di violenza, proporre misure preventive e presentare una relazione annuale al Parlamento

l’inasprimento delle pene

  • Modifica del codice penale con introduzione dell’aggravante specifica
  • Nuovo reato per lesioni contro sanitari nell’esercizio delle loro funzioni
  • Procedibilità d’ufficio per lesioni e percosse: non serve più la querela della vittima
  • Scopo: rendere la risposta penale più rapida e severa

il protocollo con le forze dell’Ordine

  • L’art. 7 della legge impone alle strutture sanitarie di includere nei propri piani di sicurezza misure concordate con le forze di polizia
  • Stipulati protocolli locali tra Aziende Sanitarie, Prefetture e Questure

Parallelamente, Regioni e aziende sanitarie hanno attuato ulteriori misure: osservatori regionali, linee guida e tavoli tecnici. Inoltre, le istituzioni promuovono anche attività di prevenzione e formazione a riguardo. Tali interventi mirano a ridurre i fattori scatenanti e a preparare il personale a gestire situazioni critiche, aumentando la consapevolezza dei rischi senza però accrescere la paura.

Sistemi antiaggressione: i dispositivi TWIG

Sistemi-antiaggressione

In risposta a una criticità sempre più diffusa nei contesti sanitari, i sistemi antiaggressione si configurano come strumenti essenziali per la tutela del personale. Essi sono generalmente piccoli apparecchi elettronici dotati di pulsante SOS e sensori di movimento, in grado di inviare richieste di aiuto via rete cellulare o altri canali comunicando la posizione dell’operatore in pericolo.

Tra questi rientra TWIG Neo, uno strumento indossabile compatto e robusto progettato per la sicurezza del personale sanitario. Il dispositivo permette di lanciare allarmi manuali, tramite il pulsante SOS, ma invia anche avvisi automatici attraverso i sensori di caduta e immobilità.

Le principali caratteristiche includono:

  • Allarme SOS: attivabile manualmente, anche in modalità silenziosa, con invio di chiamate e SMS a numeri predefiniti
  • Allarme “uomo a terra”: attivazione automatica in caso di caduta, urto o immobilità, anche se l’operatore non può intervenire
  • Comunicazione vocale bidirezionale: viva-voce attivo per parlare
  • Localizzazione GPS: tracking della posizione tramite GPS, Wi-Fi e beacon BLE, anche in aree senza copertura cellulare
  • Connettività avanzata: supporta GSM/4G, Wi-Fi, BLE e radio SRD
  • Robustezza certificata IP67, resistenza a urti e condizioni difficili
  • Autonomia di più giorni: notifiche in caso di batteria scarica o malfunzionamenti
  • Design compatto e personalizzabile: indossabile con clip, cordino, cinturino o portabadge
  • Integrazione con il software IrTrack: Irbema fornisce, in abbinamento ai dispositivi TWIG, un software che consente il monitoraggio degli allarmi inviati dai dispositivi su mappa

Esistono diverse soluzioni scalabili di sistemi antiaggressione TWIG:

  • La soluzione più immediata consiste nell’utilizzo di dispositivi personali come TWIG Neo, indossabili in vari modi (al collo, cintura o taschino) e in grado di inviare allarmi manuali o automatici in caso di emergenza. L’allarme attiva un canale audio bidirezionale con una centrale, consentendo l’ascolto ambientale e una risposta rapida, anche con attivazione di dispositivi esterni come sirene o lampeggianti.

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  • Un livello superiore prevede l’integrazione con una piattaforma software di localizzazione, IrTrack, che consente di individuare la posizione dell’operatore durante l’allarme, anche all’interno degli edifici tramite Wi-Fi o beacon. Questa soluzione rispetta il GDPR: la posizione è trasmessa solo in caso di reale emergenza.

Sistemi-antiaggressione

  • La terza opzione introduce dispositivi wearable avanzati come il TWIG Eon D, simile a un orologio analogico, ma dotato di tecnologie antiaggressione, rilevamento cadute, geolocalizzazione GNSS, messaggistica sul display e modalità silenziosa. È ideale anche in contesti isolati e ad alto rischio.

Sistemi-antiaggressione

Tutte queste soluzioni, infine, possono essere integrate con sistemi esistenti, come varchi automatici, videosorveglianza, sirene, notifiche su telefoni DECT/IP o smartphone, creando un ecosistema completo e personalizzabile per la protezione del personale.

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