Twig: dispositivi di sicurezza e responsabilità | Intervista a Marco Belleri
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Il tema del lavoro in solitudine rappresenta una problematica rilevante e in costante evoluzione, con implicazioni significative in termini di sicurezza e responsabilità. In particolare, nei contesti lavorativi complessi e ad alta intensità operativa, i rischi legati all’isolamento dei lavoratori possono compromettere l’efficienza delle operazioni e, soprattutto, la salvaguardia della vita e dell’integrità fisica.

L’introduzione di dispositivi tecnologicamente avanzati, come i dispositivi indossabili “uomo a terra” di Twig, rappresenta un’azione che non solo riduce significativamente i rischi, ma qualifica l’offerta delle aziende e consente di distinguersi nel panorama competitivo.

Per esplorare più nel dettaglio queste tematiche, abbiamo consultato Marco Belleri, Responsabile Vendite di Irbema che segue il mercato da diverso tempo.

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Marco, per iniziare, cosa significa lavorare in solitudine e cosa sono i dispositivi “uomo a terra”?

Il concetto di lavoro in solitudine, come definito dall’ente canadese CCOHS, riguarda le situazioni in cui un lavoratore opera senza possibilità di essere visto, sentito o raggiunto in tempi brevi. Questo isolamento può derivare da barriere fisiche, distanze operative o circostanze ambientali particolari, con conseguente aumento del rischio in caso di infortunio o aggressione. Gli strumenti “uomo a terra”, sono progettati proprio per ovviare queste situazioni, rilevando emergenze come stati di immobilità o cadute. Si tratta di dispositivi che offrono un valore aggiunto alle aziende, in quanto migliorano la sicurezza dei lavoratori isolati e contribuiscono a un’efficace gestione del rischio.

Quali benefici può apportare l’utilizzo della tecnologia di Twig in questi contesti di rischio?

L’introduzione delle soluzioni Twig come misura migliorativa può essere giustificata evidenziando diversi aspetti. Innanzitutto, essi garantiscono un efficientamento dei costi. L’implementazione di queste tecnologie, infatti, diminuisce la spesa associata a interventi tardivi o inefficaci in caso di infortuni e determina una minore incidenza di sinistri gravi o mortali, con una conseguente diminuzione delle implicazioni economiche per l’azienda. Grazie agli stessi, è possibile anche ottenere incentivazioni INAIL che vengono inserite nei bandi periodici (es. OT23), dedicati alle aziende che adottano misure innovative per la prevenzione dei rischi da lavoro isolato. I vantaggi in termini di responsabilità sono un ulteriore beneficio: prevenire situazioni di rischio elevato per i lavoratori isolati contribuisce a soddisfare gli obblighi di legge in materia di sicurezza sul lavoro e migliora la reputazione aziendale, impattando positivamente sull’immagine dell’azienda. Infine, questi dispositivi consentono di prevenire potenziali procedimenti civili, penali o amministrativi.

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La gamma Twig completa.

Questi dispositivi non solo rispondono ai requisiti normativi e alle best practice in materia di sicurezza sul lavoro, ma offrono anche una soluzione innovativa che può tradursi in una gestione più efficiente dei rischi, una maggiore tutela per i lavoratori isolati e un significativo vantaggio strategico per l’azienda.

A proposito di responsabilità, che oneri gravano sul datore di lavoro?

In caso di infortunio o decesso di un lavoratore isolato, le responsabilità del datore di lavoro possono essere classificate in tre ambiti principali: penale, civile e amministrativo.

Per quanto riguarda la responsabilità penale, il datore del lavoro può esserne soggetto qualora venga accertato che non ha adottato tutte le misure necessarie per prevenire il rischio. In particolare, ai sensi del D.Lgs. 81/2008 (Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro), le principali violazioni penali includono omessa valutazione dei rischi e inosservanza delle misure di prevenzione, come l’assenza di strumenti o procedure adeguate a mitigare i rischi associati al lavoro isolato. Non solo, in caso di omicidio colposo o di lesioni personali colpose, il datore di lavoro può essere accusato di negligenza, imprudenza o imperizia se si dimostra che le misure preventive adottate erano insufficienti o assenti.

La responsabilità civile si riferisce al risarcimento dei danni subiti dal lavoratore (o dai suoi familiari) in caso di infortunio o decesso. Le principali voci di risarcimento comprendono danni patrimoniali, ovvero una compensazione per la perdita di reddito del lavoratore o per le spese sostenute a seguito dell’incidente, e danni non patrimoniali, cioè un indennizzo per il danno biologico, morale o esistenziale subito dalla vittima o dalla sua famiglia. Inoltre, l’INAIL può agire in rivalsa nei confronti del datore di lavoro per recuperare le somme erogate a titolo di restituzione o rendita alla vittima.

La responsabilità amministrativa, ai sensi del D.Lgs. 231/2001, prevede che l’azienda possa essere ritenuta direttamente responsabile per reati commessi dai propri dirigenti o dipendenti qualora non abbia adottato un modello organizzativo idoneo a prevenire tali reati. In caso di infortunio o morte di un lavoratore isolato, le sanzioni amministrative possono includere ammende pecuniarie, sospensione dell’attività e danni reputazionali.

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