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Twig SOSCard – Il dispositivo di allarmistica personale grande come una tessera

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Twig SOSCard è un dispositivo di allarmistica personale dotato di tutte le funzionalità per la protezione di lavoratori isolati.

Progettato per essere utilizzato da personale che opera a contatto con il pubblico e richiede di esibire un tesserino identificativo, Twig SOSCard si adatta a tutti i contesti lavorativi tipo “front desk” o per il personale sanitario.

Compatto e facile da indossare grazie al laccetto a “strap” oppure alla clip, è dotato di tutte le funzionalità per la protezione individuale quali: ManDown++, IP67 (resistente all’acqua e agli schock), Amber Alert, localizzazione satellitare a 48 canali (GPS, Glonass, Galileo), potente vibrazione e altoparlante per essere utilizzato senza l’uso delle mani, possibilità di localizzazione interna tramite Twig Beacon SRD, Wi-Fi, BLE (Bluetooth low energy) e molte altre funzionalità.

 

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L’importanza dei dispositivi per lavoratori isolati

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Nei primi giorni di Settembre, nel nord Italia sono avvenuti due casi di cronaca che, ancora una volta, provano l’importanza di dotare lavoratori isolati e categorie protette, di dispositivi per garantire la loro sicurezza.

Il caso di Brescia

Un signore di 76 anni è stato ritrovato dopo due giorni agonizzante nello scantinato di un negozio, riportando un grave trauma cranico.

Trasportato in rianimazione in gravissime condizioni, secondo le prime ricostruzioni il 76enne sarebbe caduto da una scala mentre stava lavorando, senza mai più riuscire a riprendersi.

Fonte: TGCOM24

Il caso di Padova

Per tre giorni un 76enne di Montegrotto Terme in provincia di Padova è rimasto intrappolato in un tombino mentre cercava le chiavi.

Una volta individuato e constatato che era ancora vivo, è stato estratto dalla grata grazie all’intervento del Soccorso Alpino e dei Vigili Del Fuoco.

Fonte: TGCOM24

Quali dispositivi scegliere per i lavoratori isolati?

Entrambi i casi sono finiti con un lieto fine, ma è il pericolo è sempre dietro l’angolo e può colpire sia i lavoratori che operano in un ambiente isolato, che le categorie protette (anziani, donne incinte, disabili,…)

Dotare lavoratori isolati e anziani di dispositivi per la propria protezione personale non dovrebbe essere solo un obbligo civile, ma anche morale.

La tecnologia a supporto della tutela della salute dei lavoratori isolati

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Trento, 3 ottobre 2013. Un giovane idraulico di 27 anni viene trovato senza vita in una cella frigo di un capannone del Consorzio frutticoltori di Cles. La Procura iscrive sul registro degli indagati il direttore dello stabilimento, il datore di lavoro dell’idraulico e il responsabile del servizio di prevenzione e protezione (RSPP). La Procura ipotizza il reato di omicidio colposo. Il Consorzio rischia una multa da 256.000 a 1.000.000 di euro, oltre all’interdizione dall’attività per un periodo da 6 mesi a 2 anni.

A distanza di quasi 4 anni la famiglia dell’uomo è stata risarcita con € 750.000, il Consorzio è stato condannato a pagare una sanzione di € 50.000 per la mancata predisposizione del modello organizzativo gestionale per la prevenzione dei rischi sul lavoro, mentre resta ancora aperto il processo a carico degli altri imputati.

Il lavoratore operava in una cella frigo in condizione di isolamento, senza nessun collega vicino. Nel caso della cella frigo, alla condizione di lavoro isolato si aggiungono anche i rischi dell’ambiente, normalmente con temperature prossime ai -20 °C e ridotta percentuale di ossigeno; in tale condizioni un infortunio con la perdita di conoscenza, ed un ritardo nei soccorsi, possono facilmente avere delle conseguenze fatali.

Il fatto di cronaca sopra riportato mi incoraggia a fare il punto circa il problema dei lavoratori isolati e lo stato dell’arte della tecnologia disponibile per la tutela della salute degli stessi.

Chi sono i lavoratori isolati?

Si definiscono “lavoratori isolati” le persone che sono tenute a lavorare da sole, senza una sorveglianza diretta e senza la presenza di altri soggetti vicini che possano prestare soccorso immediato in caso di infortunio o incidente. Un lavoratore o lavoratrice che svolge la propria attività in solitudine, opera senza un contatto visivo o vocale diretto con gli altri dipendenti dell’azienda e tale condizione potrebbe interessare tutte le categorie di lavoratori (anche gli impiegati in ufficio) che, ad esempio, hanno necessità di continuare a lavorare oltre l’orario normale, oppure nei casi in cui sia richiesta la loro presenza durante i giorni festivi, la sera o la notte.

Sono considerati lavoratori isolati anche coloro che non operano realmente in solitudine, ma che si trovano in un contesto che presenti difficoltà nella comunicazione, nel movimento o di impedimento fisico, oltre alle persone che lavorano in luoghi remoti, di difficile accesso, in condizioni ambientali sconosciute o avverse.

Esempi di categorie di lavoratori isolati sono: benzinai, addetti alla manutenzione, addetti alle pulizie, tecnici di laboratorio, agricoltori, autisti, tassisti, trasportatori, commesse, farmacisti, forestali, giardinieri, guardie mediche, infermieri, guardie giurate, magazzinieri, medici, infermieri, operai edili, portieri.

Normativa del lavoratore isolato

Relativamente ai lavoratori isolati sia diurni che notturni, è necessario ricordare che l’articolo 17, comma 1, lettera a) del D. Lgs. 81/08 e s.m. di cui al D. Lgs. 106/09, pone a carico del Datore di Lavoro l’obbligo di valutare tutti i rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori, compresi quindi anche quelli derivanti da particolari condizioni lavorative, come appunto quelli dei lavoratori isolati. A seguito di tale valutazione il Datore di Lavoro deve adottare le necessarie misure di prevenzione e protezione e le relative procedure per eliminare o ridurre le conseguenze dei rischi individuati.

I Fattori di rischio del lavoratore isolato

Nel caso di lavoratori isolati il fattore di rischio principale (da valutare e per il quale adottare misure e procedure di prevenzione e protezione) è relativo all’organizzazione dei soccorsi in caso di malore o infortunio del lavoratore.

In tale circostanza i fattori addizionali di rischio sono i seguenti:

  • impossibilità o limitata capacità, da parte del lavoratore stesso, di allertare i soccorsi all’esterno del luogo di lavoro;
  • difficoltà o impossibilità dei soccorritori, se e quando allertati, di accedere all’interno del luogo, dove è necessario l’intervento;
  • ulteriore difficoltà ad individuare esattamente, una volta all’interno, il punto intervento in caso di situazioni complesse.

Tali fattori addizionali di rischio comportano inevitabilmente il ritardo dell’intervento con effetti a volte fatali.

Pertanto, il Datore di Lavoro deve (in virtù degli obblighi di cui al già citato articolo 17, comma 1, lettera a) del D. Lgs. 81/08) prevedere sistemi per monitorare in tempo reale lo stato di salute del lavoratore attraverso il controllo del suo stato di coscienza.

Inoltre va ricordato che l’art. 2, comma 5, del D.M. 15/7/2003 N° 388 sancisce quanto riportato qui di seguito:

“Nelle aziende o unità produttive che hanno lavoratori che prestano la propria attività in luoghi isolati, diversi dalla sede aziendale o unità produttiva, il Datore di Lavoro è tenuto a fornire loro il pacchetto di medicazione di cui all’allegato 2, che fa parte del presente decreto, ed un mezzo di comunicazione idoneo per raccordarsi con l’azienda al fine di attivare rapidamente il sistema di emergenza del Servizio Sanitario Nazionale.”

Tale sistema di comunicazione deve essere mantenuto in buone condizioni di funzionamento e manutenzione. I telefoni cellulari privati dei lavoratori non possono essere verificati dal datore di lavoro, e quindi non costituiscono un mezzo idoneo, ed inoltre la quasi totalità non posseggono la funzione uomo a terra, e quindi inadeguati in caso di malore e/o infortunio con perdita di coscienza.

Quali dispositivi scegliere per i lavoratori isolati?

Uno dei primi passi per tutelare i lavoratori isolati è quello di dotarli di un dispositivo “uomo a terra” in grado di allertare il personale di soccorso in caso di malore o di una situazione di emergenza.

L’attuale tecnologia propone dispositivi operanti su rete GSM, DECT, Wi-Fi o radio. Tali strumenti sono dotati di pulsante di emergenza nonché sensori capaci di rilevare il non movimento e la posizione orizzontale dell’operatore (funzione mandown) e di allertare in autonomia il personale di soccorso.

I dispositivi più avanzati posseggono anche le funzioni di localizzazione (tramite GPS per ambienti esterni, tramite radio beacon/RFID per ambienti interni), Amber Alert (timer programmabile in assenza di copertura GSM), rilevamento della posizione evoluto multi costellazione GNSS (ricevitore a 48 canali, GPS, Glonass, Galileo e BeiDou), Mandown++ evoluto (allarme uomo a terra, non movimento e caduta violenta), geofencing (perimetro virtuale), ALS (Automatic Location System), sistema viva-voce, certificazione per ambienti Atex.

I moderni dispositivi consentono la massima personalizzazione di tutti i parametri di configurazione, come ad esempio la possibilità di impostare l’angolo di inclinazione e i tempi di attivazione del mandown, per adattarsi alle diverse tipologie di attività dell’operatore.

Particolare attenzione va posta alla scelta dello strumento. Esistono infatti sul mercato dispositivi (per lo più di fabbricazione non europea) non supervisionati (cioè non in grado di verificare continuamente lo stato dei suoi componenti segnalando qualsiasi malfunzionamento, assenza rete, assenza GPS, anomalia sensori, ecc.), dotati di software/sensori non proprietari e quindi poco affidabili perché soggetti ad interruzioni di servizio, oppure privi delle certificazioni richieste dai Sistemi di Gestione Qualità e Sicurezza.

Infine è utile ricordare che l’adozione di dispositivi per la tutela dei lavoratori isolati permette all’azienda di ottenere una riduzione del premio INAIL (OT24).

Ancora aggressioni nei Pronto Soccorso di tutta Italia

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Non si ferma l’ondata di aggressioni nei reparti di Pronto Soccorso di tutta Italia.

Solo nel mese di Luglio sono stati aggrediti medici e personale sanitario a Jesolo, Catania e Cinisello Balsamo dove in quest’ultimo caso è stato organizzato un vero e proprio raid punitivo da parte di due marocchini nei confronti di quattro infermieri.

L’intenzione del sindacato Fials è quella di chiedere di maggior sicurezza al personale ospedaliero “con la presenza di una guardia giurata per scongiurare simili episodi durante i turni notturni”.

I dati del rapporto

Le aggressioni al personale medico sono un’emergenza nei Pronto Soccorso (PS) italiani: dal 1 marzo al 30 aprile 2017, in 2 PS su 3 (63%) si è infatti verificata almeno un’aggressione fisica.

Emerge da un’indagine della Società italiana di medicina di emergenza urgenza (Simeu) su un campione di 218 PS, pari al 33% di quelli presenti in Italia (667). Nel 2018, afferma Simeu, la situazione è “sensibilmente peggiorata in tutte le regioni”. Nel 50% dei casi le aggressioni si sono verificate dove il sovraffollamento è più grave.

“Nei prossimi giorni chiederò un incontro agli assessori alla Sicurezza e al Welfare per studiare soluzioni in grado di proteggere tutti i lavoratori, in modo particolare quelli che operano con turni a rotazione, di giorno e di notte.

Negli ospedali il diritto alla salute dei pazienti equivale al diritto al rispetto e alla sicurezza delle persone che ci lavorano. Quello che è avvenuto all’ospedale Bassini di Cinisello Balsamo non dovrà più accadere in nessun ospedale” ha dichiarato il consigliere regionale della Lega Nord Riccardo Pase che è intervenuto sulla vicenda.

Fonte: “Il Giorno”

Dispositivo professionale o dispositivo per consumatori?

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Il bisogno di utilizzare dispositivi mobili è sempre più evidente anche tra i professionisti della Sanità. eHealth – rivista che tratta le nuove tecnologie in una gestione operativa di sistema fra le figure mediche e tecniche che operano in ospedale – ha recentemente pubblicato un interessante articolo in cui si chiede se sia più preferibile utilizzare le applicazioni mobili tramite device già in uso da parte dello staff, oppure utilizzare un dispositivo progettato ad hoc.

Ottimizzare i costi dei trattamenti è un requisito istituzionale, ma spesso controverso. D’altra parte migliorare il modo in cui operano gli enti sanitari tramite l’ottimizzazione dei processi che richiedono la coordinazione di team, dipartimenti e agenzie, è generalmente visto come un beneficio da tutte le parti. Inoltre, in un nuovo mondo che connette persone con informazioni, materiali e servizi tramite soluzioni mobili e l’Internet of Things, gli spunti per migliorare l’efficienza sono moltissimi. Questi miglioramenti si traducono in risparmio reale che può essere reinvestito in servizi al paziente. Un’organizzazione più agile e snella, ma anche meglio connessa e organica, riesce ad avere un miglior controllo dei costi di fronte alla domanda crescente dei suoi servizi.

Le soluzioni mobili sono necessarie per gestire infrastrutture sempre più mobili quali ad esempio le aziende ospedaliere. Per ospedali, aziende sanitarie e cliniche, il tema delle soluzioni mobili è molto attuale e calzante in quanto infermieri, medici, tecnici e tutto il personale si trovano ad adempiere ai loro ruoli in conformità agli standard nazionali o internazionali ovunque si trovino. Hanno bisogno di avere accesso ai dati relativi ai pazienti da vari ambienti, ad esempio dalla stanza degenti, dalla sala medici o infermieri, dal pronto soccorso, dalla sala operatoria, dalla farmacia o dalle aree comuni.

E’ possibile spiegare meglio questo punto prendendo in considerazione il quesito iniziale: è meglio per il cliente usare le proprie applicazioni mobili tramite uno smartphone che parte dello staff usa già (BYOD – Bring Your Own Device) oppure usare un dispositivo professionale progettato ad hoc (Purpose-built business device)?

Un’importante società internazionale di prodotti e soluzioni ICT ha intervistato nel 2016 quaranta senior manager nel settore sanità in Gran Bretagna, Italia, Spagna e Francia. Dall’intervista è emersa l’intenzione da parte dei manager di adottare sempre di più soluzioni per la mobilità finalizzate all’efficienza e alla riduzione dei costi. Nello specifico, due fattori molto importanti gravano su questa volontà e sono la sempre maggiore mancanza di personale infermieristico e l’introduzione delle cartelle mediche elettroniche. Le 6 aree di utilizzo a maggior beneficio indicate sono state: la convergenza mobile ed efficienza operativa, i flussi di lavoro clinici e di cura, la sicurezza dei pazienti, la sicurezza del personale sanitario, la gestione delle attività operative e la conformità alla normativa vigente.

In ambito infermieristico i dispositivi mobili sono visti come un modo per migliorare la produttività (dando accesso a locali o strumenti quando e dove richiesti), migliorare l’efficacia dei servizi (rendendo l’accesso ai dati del paziente automatico), ridurre l’affaticamento da allarme e migliorare l’efficienza (ricevere gli allarmi di stanza direttamente sul dispositivo mobile riducendo il bisogno di fare ritorno alla work station, comunicare con il paziente in mobilità senza recarsi necessariamente in stanza, cercare un collega per effettuare un aggiornamento sulla stato di un paziente o recuperare le informazioni in mobilità).

Dallo studio sono inoltre emerse considerazioni importanti circa le caratteristiche richieste per i dispositivi nel settore sanitario.

Caratteristiche dell’ambiente lavorativo e stress ai quali viene sottoposto il dispositivo

Sia che si tratti di una fabbrica o di un magazzino, di un negozio o di un reparto di un ospedale, la maggior parte delle applicazioni mobili per ambienti estranei all’ufficio necessitano di un dispositivo robusto e rinforzato. Un normale smartphone non è adattoe, per quanto si possano adottare misure precauzionali, i danni saranno sempre più frequenti di quelli previsti, generando continue interruzioni al lavoro e causando costi significativi. La maggior parte delle organizzazioni, quando considera il rischio di danneggiamento, opta per un dispositivo professionale.

Nel settore sanitario, l’igiene e la sterilizzazione sono un altro ostacolo. I dispositivi devono essere adatti ad essere disinfettati con forti sostanze chimiche, e un normale smartphone non è studiato per resistere a tutto ciò.

Rischio furto

Gli smartphone sono desiderabili e possono essere rivenduti facilmente. I dispositivi professionali possono essere invece bloccati in modo da non avere alcun valore funzionale fuori da posto di lavoro ed hanno un design rinforzato dal quale si capisce come questi siano destinati esclusivamente ad ambienti lavorativi. Tutte le organizzazioni dovrebbero sempre valutare il rischio di furto o frode quando si tratta di scegliere il dispositivo mobile per le proprie risorse.

Professionalità e sicurezza

In più ambienti è possibile che venga data una cattiva impressione se lo staff viene visto con in mano un cellulare anziché occupato ad aiutare un utente. Se invece il personale sta usando una business technology, l’utente non rischia di pensare che stia messaggiando con un familiare anziché lavorare. Un dispositivo professionale, inoltre, può essere completamente controllato dall’amministratore così che si possa accedere solo ad applicazioni e funzionalità rivolte al business. Con questi dispositivi viene introdotto anche un ottimale livello di sicurezza dei dati a livello aziendale.

Dall’inchiesta emerge chiaramente che il dispositivo professionale progettato ad hoc rappresenta la soluzione migliore per le organizzazioni della sanità; va comunque detto che in ciascuna realtà esiste sempre qualche risorsa che opera prevalentemente in ufficio, sia sul posto di lavoro, sia fuori. Alcuni hanno la necessità di viaggiare o di accedere ai dati del business se lavorano da casa o durante un viaggio: per esempio i manager e gli amministratori. Per queste risorse lo smartphone è la scelta migliore, specialmente quando integrati nel network della compagnia.

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